Soaloghi

IL MANIFESTO

Il teatro della soaltà è rappresentazione, in un senso col quale il teatro tradizionale non figura in tutta la sua storia. La vecchia scena presuppone un testo e si avvale della presenza del pubblico e abbisogna dell’attore per la sua realizzazione. Il teatro della soaltà agisce in assenza del testo perché sostituisce alla rappresentazione di qualcosa, «qualcosa» che si rap-presenta da sé.
Nulla accade in questo teatro di ciò che si rappresenta sulla scena tradizionale. Al di là del testo, nel silenzio della scena che si apre dietro le “quinte” dell’occhio, ciò che ‘accade’ è pura rappresentazione, pura visione che si concede allo s-guardo: vero spettatore che in interiore coglie il manifesto nella sua luce soale.


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MONDO E SOALTÀ

Mondo e soaltà abitano spazi diversi. E tuttavia non sono del tutto estranei l’uno all’altra, se sulla scena reale il mondo si lascia in-cantare dallo s-guardo e si libera dell’invadenza dell’occhio; se nell’occhio si accomoda soaltà concedendosi alla “percezione”; se, infine, mondo e soaltà vanno in scena con grande S-guardo d’Autore.


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EST-ETICA

L’«est» fonda l’etica e attraverso lo s-guardo accende la ribalta nel mondo. Nel riflesso dell’«est», etica è la Bellezza che va in sposa alla ragione. Il teatro della soaltà apre al mondo la sua scena estiva affinché l’occhio si accomodi e partecipi dello spettacolo.
Scopo del teatro dell’«est» è rappresentare la Bellezza affinché la ragione se ne invaghisca e in-canti il mondo con le sue riflessioni.


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PAIDÈIA

Soaltà è la via nella luce dell’«est» ed è la meta che fa del teatro un cammino per il mondo.
Di scena è il sogno che mostra il suo universo di stelle. E il pubblico che ne esplora la volta si scopre sognatore dell’impalpabile forma che l’orienta.
Etico è lo s-guardo che ac-coglie la soale visione.
Se poi segue l’applauso e l’immagine persiste nell’occhio del mondo, quel sogno, allora, toglie le “quinte” e sconfina.


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APPLAUSI

Veri sono gli applausi a scena aperta, se questa si chiude e si riapre dentro l’occhio del mondo.


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ARDIRE

Ardire è ardere del fuoco del canto. A un tempo, spiccare il volo e cadere. Bruciarsi le ali. Non per imprudenza, ma per ardimento. Il teatro della soaltà è questo volo di Icaro in un cielo senza mito, dentro una scena che ripropone quel volo infinito: l’atto teatrale per eccellenza, perché in esso coesistono la gioia e la tragedia, il rischio e la sfida, l’amore, la passione, la morte che lascia l’atto incompiuto. Ardire è ardore dello s-guardo che veglia e agisce il sogno, affinché non si spenga nell’occhio fuori scena. Arde e ardisce lo spettattore che conduce il sogno e lo s-guardo tra i pubblici umori in platea. Ar-dire, infine, è arduità: proprietà del dire che fa sacro il teatro. Arrischiarsi in vetta all’oracolo e sostare in contemplazione è portare il fuoco del tempio fuori scena in presenza del pubblico dio.


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KALÒGOS

Nel teatro della soaltà lo s-guardo è un atto razionale che fa della visione una presa di coscienza. Sulla scena, lo spettattore libera il sogno e lo irradia. E la luce che apre il tempio nel mondo è la divina Bellezza che unendosi al lògos gli dà nuovo senso. Così la ragione si riconcilia con la natura e con l’uomo.


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LA TEORIA

La teoria è, nella sua radice, divina. Ed è teorico lo s-guardo, che in religioso silenzio procede all’identificazione. Ciò che lo s-guardo vede è un corteo d’immagini che lo se-duce con la sua sacra rappresentazione. La via della teoria è questa visione scenografica che ridesta il mondo allo stupore. E il mondo che pratica la teoria va con lo s-guardo in processione.


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SIPARIO

Il sipario è la «siepe» che preclude la visione. E il teatro della soaltà è la scena interiore che non ammette sipario. Rappresentare è vivere nella bontà della luce: il che equivale ad assistere alla rappresentazione nel «dolce», quotidiano «naufragio» degli occhi.


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LE MASCHERE E IL VOLTO

Il personaggio è un sostituto della persona, è una “ maschera” della maschera.
Il teatro della soaltà non ha “maschere”, non ha personaggi, perché non ha verità da celare, da indagare o falsificare. Ne ha una sola da mostrare. Tra l’essere e l’apparire c’è il destino di un volto che reclama il suo uomo, il suo re. Nudo volto che attende lo s-guardo del mondo bambino.


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ADATTAMENTO

Mostrare il mondo della soaltà non è arte, non è teatro, non è letteratura. È la nuova “ottica”, che richiede l’accomodamento dell’occhio alla scena, affinché questa diventi rappresentazione assolutamente naturale. L’arte con i suoi luoghi e con i suoi generi, è solo il mezzo per adattare la vista al celato.


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PRIMATO

Abitare la scena va oltre i riconosciuti legami ambientali. Alla soaltà va il primato dell’òikos che è il sogno e il suo teatro.


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EL SUEÑO ES VIDA

La vita è sogno…a condizione che il sogno sia vita. Che, anzi, ne sia la sostanza. Allora, vita e sogno sono intercambiabili.


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GROUND ZERO

In un mondo che ha mandato in frantumi, insieme con l’idea dell’ordine, lo specchio delle somiglianze e si è consegnato alla complessità e al disordine; in un tempo nel quale il linguaggio ha dissipato senso e significati ed edificando la nuova Babele ha lasciato che il labirinto sostituisse la sua vuota dimora, la ragione po-etica s’impone come sfida contro l’irrazionalità e l’inconoscibilità del mondo. Contro la propria distruzione, la ragione sarà l’araba fenice. Dalle sue ceneri si leverà il canto a fondare i nuovi pilastri della saggezza. E sarà un nuovo mito.


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RISORSA INESAURIBILE

Una ragione che non fa valere i principi estetici e morali ed è perciò in rotta con i valori della vita, non è razionale e non è più guida all’uomo. La sua luce è come spenta, o ridotta a un debole lucore.
Ora, la sua luce vera non può venirle che dalla Bellezza: la sola risorsa naturale che abbonda nel mondo dove, tuttavia, è dissipata, e nell’interiorità della natura umana, dove è invisibilmente custodita. Qui, la Bellezza è la luce dell’ «est» che splende ed orienta. La ragione che la vede e si lascia conquistare ne assume il senso po-etico. E così, fondendosi con la poesia e con l’etica, ne fa una risorsa inesauribile.


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L’ALBERO DELLA VISIONE

L’est-etica nasce al teatro. Essa occupa tutta la scena ed orienta con il suo verbo di luce che dispone al bene e all’azione. Sintesi di poesia ed etica, l’est-etica coincide con la po-etica. La sua radice è il sogno che nel giardino soale prende la forma dell’albero. E lo s-guardo che coglie la bella visione gode, senza divieto, del sacro frutto di luce.


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EFFETTO SERRA

Il sogno della ragione genera astri. E il senso che si irradia è una serra di stelle per un grande effetto di luce.


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STORICISMO

Nello s-guardo riposa il vero. Negli occhi è il fatto.
La ragione po-etica realizza la conversione che lega i due punti di vista. Così la verità del sogno e la certezza della realtà si accordano e si convertono reciprocamente.


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LEGALITÀ

L’uomo che si lascia condizionare dal sogno ha libertà di agire.
Il consenso glielo dà la ragione po-etica che, nell’assenza assoluta del potere, dà voce all’ «Io posso».


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ANCORAGGIO

La ragione non ha idee innate.
Essa è la tabula arata dal sogno che tiene all’àncora il mondo.


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CORRELATIVO OGGETTIVO

La soaltà ha nella natura il suo correlativo oggettivo.
La ragione po-etica che ac-coglie la verità del sogno ne comprende e ne svela la corrispondenza con la realtà naturale.


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COSMOCENTRISMO

L’universo è il centro dell’uomo.
Ẻ della ragione po-etica una così s-confinata accoglienza!
L’uomo che così “possiede” il mondo acquista il senso e il punto di vista del proprio essere cosmico.


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INVESTITURA

Dove c’è la realtà c’è il sogno.
E là dove il sogno risplende, la ragione se ne fa veste «re (g) ale».


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MODA

La realtà veste il sogno.
Sostituire alla percezione visiva la visione soale, significa dotare la realtà di un vestito trasparente.


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SFILATA

Le cose sognano la moda. Lo s-guardo è lo stilista che le veste di sogno.
E così nella soale trasparenza sfila la loro “nudanatura.


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MO-RES

“Nude” sono le cose nella loro forma a priori.
Dopo il sogno, la realtà le riveste coi costumi dell’uso.

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